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“Perché il moralismo punitivo non risolve il problema delle dipendenze”: la nota del segretario cittadino PRC

Riceviamo e pubblichiamo una nota del segretario cittadino del Partito della Rifondazione Comunista Rocco Cavalera:

Recentemente abbiamo assistito ad un dibattito pubblico con un linguaggio che sembra uscito direttamente dalle pagine più cruente dell’Antico Testamento. Parole come “venditori di morte” e “inferno” si alternano in appelli drammatici, volti a spronare i cittadini a denunciare chi spaccia droga. Si parla di rompere il “muro di silenzio” per salvare il “paese che muore”.

Le invettive di questi “preti antidroga” evocano immagini di devastazione e maledizione, ma mancano completamente di analisi del contesto socio-economico, incrementando un clima di paura e colpevolizzazione senza offrire una soluzione concreta (un esempio tra tutti potrebbe essere la facilitazione della creazione di una rete di supporto efficace, data la posizione privilegiata che occupano nella comunità).

Questo approccio, impregnato di moralismo e giustizialismo, non solo è inefficace ma anche fuorviante e dannoso: le comunità colpite dai problemi legati alle sostanze non si salvano attraverso delazioni, ma grazie a politiche sociali, educative e culturali che possano incidere sulle cause profonde del disagio. La droga è il sintomo , non la causa di:

– un tessuto sociale frammentato,

– un sistema educativo incapace di formare individui consapevoli e critici,

– un mercato del lavoro che lascia troppi giovani senza prospettive.

Inneggiare alla delazione, trasformare i cittadini in informatori, pronti a “fare la spia” contro chi spaccia o utilizza sostanze, non risolve i problemi strutturali che alimentano la dipendenza e l’emarginazione ma rischia di frammentare ulteriormente il tessuto sociale, spingendo le persone più vulnerabili verso una maggiore esclusione.

Riteniamo necessario investire risorse e attenzione su una rete di servizi sociali che sia davvero efficace, quindi denunciamo con forza come l’Assessorato ai Servizi e alle Politiche Sociali sia completamente assente, nella nostra come in molte altre realtà locali, lasciando che i problemi si aggravino senza interventi concreti.

A peggiorare la situazione è l’inefficace utilizzo dei piani di zona, strumenti fondamentali per la pianificazione di interventi sociali e sanitari a livello territoriale (spesso lasciati nel dimenticatoio o privi di finanziamenti adeguati).

Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) si oppone fermamente a questa deriva repressiva e moralista. La soluzione al problema delle dipendenze non risiede nella caccia alle streghe, ma nell’implementazione di politiche che favoriscano l’integrazione giovanile e riducano l’analfabetismo funzionale. Investire in scuole, centri culturali e spazi sociali permette ai giovani di avere alternative concrete e positive alla marginalità. È necessario:

– potenziare i programmi di educazione e prevenzione,

– offrire opportunità̀ di lavoro,

– creare reti di sostegno per chi affronta dipendenze di qualunque tipo (le quali hanno sempre radici comuni: isolamento, mancanza di scopo e disuguaglianze sociali)

Il moralismo dei “preti antidroga” appartiene a un’epoca in cui la colpa individuale era l’unica spiegazione per le difficoltà collettive. Oggi sappiamo che i problemi sociali (come le dipendenze) richiedono risposte complesse, non soluzioni punitive. È necessario scardinare questa retorica del peccato e della condanna, e costruire un futuro basato su giustizia sociale, equità e opportunità per tutti.

Denunciare non salva vite. Costruire una società migliore si”.

Nota firmata dal segretario cittadino del Partito della Rifondazione Comunista Rocco Cavalera

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