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Femminicidio Danelczyk, fissata la data dell’udienza preliminare

Il Gup del Tribunale di Lecce Alcide Maritati ha fissato per il 23 gennaio 2025 l’udienza preliminare del processo riguardo il femminicidio di Aneta Danelczyk, la 49enne di origini polacche uccisa con 29 coltellate nella sua abitazione, situata in via Luigi Corvaglia a Taurisano.

Dell’omicidio (aggravato dal vincolo coniugale) è accusato il marito Albano Galati, 56enne residente a Taurisano, che dovrà rispondere anche del tentato omicidio della vicina di casa, una 55enne del posto difesa dall’avvocato Roberto Bray, nella cui abitazione la vittima si era recata per cercare riparo dalla furia omicida del marito.

Il 13 novembre scorso, il pubblico ministero Giorgia Villa ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del 56enne, e riguardo la quale il Giudice per l’udienza preliminare dovrà esprimersi, decidendo se rinviare a giudizio l’imputato.

Galati, difeso dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, dal carcere di Borgo San Nicola, dove è recluso, continua a ribadire di non ricordare nulla del pomeriggio del 16 marzo 2024, giorno in cui è stato arrestato dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza taurisanese, presso il quale si era costituito alcune ore dopo il femminicidio.

Sono due le perizie effettuate per accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato. L’ultima, in ordine di tempo, è stata depositata il 18 settembre 2024.

“Disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso, insorto nel soggetto con tratti disarmonici della personalità”. È così che il professor Roberto Catanesi, docente di Psicopatologia forense presso l’Università di Bari ha descritto nell’atto la condizione psicofisica di Albano Galati.

Il dottore aveva ricevuto l’incarico di eseguire un accertamento psichico forense dalla Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce Giulia Proto il 27 maggio 2024. Durante le quattro sedute, avvenute inizialmente nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, e poi presso l’istituto di Foggia, Galati ha definito conflittuale il rapporto con la moglie, accusata secondo lui di utilizzare denaro di sua proprietà solo per le necessita proprie e della figlia. Questo il motivo che avrebbe spinto il presunto assassino, secondo quanto ha riferito al perito, a chiedere il divorzio alcuni giorni prima della tragedia.

Riguardo il delitto, poi – come documentato anche dal perito di parte Elio Serra nell’esame precedente a quello del collega Catanesi – “il 56enne manifesta inizialmente una apparente amnesia, che si trasforma, poi, in negazione dell’aver messo in atto il femminicidio”. Usando le parole del dottor Catanesi, il 56enne “avrebbe salvaguardato il proprio equilibrio psicofisico rimuovendo l’evento traumatico, tanto da non ricordarsi nulla di quanto accaduto ed eliminando ogni dato della realtà”.

“Alla luce dei dati in nostro possesso – conclude il dottore Catanesi nella perizia – il sig. Albano Galati non era affetto, al momento dei fatti e con riferimento ad essi, da infermità, anche temporanee, in grado di incidere sulla capacità di intendere e di volere”. Due gli elementi, secondo il dottore Calabresi, che dimostrerebbero un sufficiente livello di coscienza e consapevolezza critica delle proprie azioni: le dichiarazioni lasciate agli agenti del commissariato di Taurisano; il fatto stesso che abbia raggiunto direttamente il presidio di polizia, senza girovagare senza metà tra le vie di Taurisano. Nessun dubbio, inoltre, è stato sollevato circa la capacità di stare in giudizio. Ora si attende la decisione del Giudice per le indagini preliminari, anche per ottenere ulteriori elementi riguardo il femminicidio per il quale i figli, assistiti dall’avvocato Francesca Conte, chiedono verità.

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